Saggio
La scuola pitagorica e la musica del ritorno
Armonia, conoscenza e ritorno alle origini del pensiero musicale.
Pitagora è considerato nel nostro secolo un filosofo attuale: avendo affermato che tutto è numero egli può essere considerato il padre dell’informatica e della concezione cibernetica dell’universo. Negli anni della maturità e della serenità, gli anni dell’insegnamento e della pacificazione storica con la geografia storica: gli anni, cioè, della scuola di Crotone fondata da Ercole sulle rive dello Jonio, la New York dell’epoca, Pitagora e i suoi allievi scoprono la musica dei pianeti (l’armonia del mondo) che darà origine alla teoria della musica e saranno anche inventori della musico-terapia per la cura dell’epilessia. L’idea del ritorno è pitagorica per eccellenza e si lega all’idea mistica dei cieli cosmici, raffigurati nella manifestazione del ritorno, visibile degli astri e alla natura, quindi alla musica come prodotto di corda vibrante, di oggetto naturale oscillante: la divisione in due della corda produce un ritorno, cioè è interno agli oggetti della musica- ed è diventato interno, altresì, alla teoria della musica. Pitagora sembra la prima incarnazione primordiale Phanes che contiene doppia natura ed è raffigurabile nel numero quattro: che rappresenta, tra l’altro, il numero delle lettere del nome di Dio e S. Agostino lo indica come numero cosmico) e il doppio è dato dallo specchio, e lo specchio è l’origine di una serie di procedimenti musicali (del linguaggio musicale cioè). I greci possedevano un sistema di numerazione a base di 5 o 10; nello stesso tempo utilizzavano anche la numerazione per sette. (la Grecia primitiva ebbe sette sapienti- credette a sette meraviglie del mondo- cantò sette eroi impegnati in una spedizione contro Tebe. Zeus appena nato, seguitò a ridere per sette giorni prima di riposarsi- Nei poemi omerici il numero sette ricorre molto frequentemente, come un valore consacrato, quasi rituale; in Atene si imponeva il nome ai neonati solo al settimo giorno dalla nascita. Il numero sette era insomma popolare, sacramentale. Gli opuscoli degli apostoli cristiani riproducono con insistenza la concezione di come gli elementi del sistema musicale siano collegati all’organizzazione del cosmo (…. Sotto il cerchio dello zodiaco, si trovano sette astri erranti, o pianeti, il movimento dei quali, contrario a quello dello zodiaco, segue la direzione occidentaleoriente, risulta secondo le fasi della luna; la spiegazione della scala di otto gradi è fornita proprio da questi astri, con l’aggiunta della terra. “Tutto quanto si svolge nel cielo e sulla terra è sottomesso a leggi musicali” afferma Cassiodoro (VI sec. D. c.). Tutte le musiche composte sino ad oggi sono legate a questa concettualità. Studiosi di Teoria e composizione hanno indagato all’interno di questi rapporti musicali scoperti dalla scuola pitagorica e da Pitagora, e nelle loro implicazioni hanno trovato i passaggi intermedi. Noi sappiamo che la continuazione concettuale di Platone, che nelle testimonianze che lascia su Pitagora sviluppa anche la sua e, ciò è fondamentale, lo considera così come un ORIGINE, è stata poi puntualmente applicata nei duemilacinquecento anni successivi nella musica.
L’origine della teoria della musica è data dagli intervalli pitagorici di ottava, di quinta e quarta e la loro scomposizione cromatica è attuata fino ai micro intervalli. Lo sforzo supremo dell’avanguardia musicale del novecento è stato quello di superare Pitagora, ovvero di sfuggire al rapporto ½, al ritorno, e innanzi tutto all’ottava (che rappresenta questo rapporto). Innanzi tutto il discorso sulla musica rimanda al significato dei termini basilari di consonanza, dissonanza, melodia, armonia e ritmo. Questi termini sono stati qualificati come i tratti della sostanza musicale. La costruzione di una teoria musicale è dunque l’organizzazione di una selezione data di interpretanti. Lo studio del suono appartiene alla fisica.; ma l’arte di combinare i suoni secondo delle regole (variabile secondo i luoghi e le epoche) fa parte della teoria musicale. Il giudizio di consonanza e dissonanza è da intendersi come fenomeno percettivo. Già nel trattato di armonia, pubblicato nel 1911, Schönberg, autore del testo, dimostrò che le dissonanze non sono più propriamente che consonanze più lontane: gli armonici più distanti dal suono fondamentale. Questo postulato e il fatto che lo stesso intervallo viene percepito come consonante da un ascoltatore e come dissonante da un altro, stabiliscono di per sé la relatività del concetto di dissonanza. Sia l’evoluzione della storia della musica, sia quella del nostro orecchio giustificano tale concezione. Ma per comprendere bene il concetto di consonanza e dissonanza occorre sapere che la materia prima di qualsiasi organizzazione musicale è la scala che consiste in una successione di note (intervalli) in un dato ordine. La scala dei suoni compresi nell’ambito dell’ottava pitagorica è il fondamento della nostra musica. All’interno della scala emerge un sistema che comprende i suoni utilizzati. La nostra scala (sistema occidentale) conta sette note principali, denominate “naturali”. Le note non hanno un rapporto definito con la realtà oggettiva, né con i concetti, allo stesso modo come il colore non è in grado di esprimere concetti. Esse acquistano un senso puramente musicale solo a seconda di come sono concatenate e impiegate: ciò avviene per esempio quando due o tre note sono collegate in modo da formare un motivo. Uno dei mezzi di concatenazione delle note è dato dal sistema delle scale. Molte sono le allegorie che si basano sui numeri-idee detti pitagorici e che in realtà sono molto più antichi. La più frequente operazione mistica il Salterio a 10 corde che equivale al mondo celeste e la cetra a 7 corde uguale al mondo terrestre poggia sul fatto che 10 è il numero della perfezione e 7 quello dell’olocausto. Secondo Clemente d’Alessandria, la cetra a 7 corde simboleggia anche il salmista, cioè colui che porta, per eccellenza, l’offerta sonora. Nella misura in cui sussistettero i simboli musicali (i quali prima erano considerati delle realtà) subirono una revisione, dalla quale doveva nascere una gerarchia di valori ordinati secondo il loro grado di partecipazione al reale: identità, simbolo, allegoria, metafora sono altrettanti termini per indicare questa scale ascendente di partecipazione alla realtà. Con questi tratti della sostanza musicale il principio che si richiama è sempre quello dell’unità attraverso il numero.
Pitagora è, alla luce di questa breve indagine esplorativa nel mondo musicale, un personaggio attuale. L’universo della comunità pitagorica di Crotone era più ricco di quanto si possa immagine nella società moderna, giacché solo oggi si può capire la dimensione grandiosa di certe intuizioni. L’idea che i numeri avessero caratteristiche non quantitative assume un senso totalizzante solo nell’era elettronica. Pitagora è dunque il padre di tutto il villaggio globale contemporaneo, e nell’ambito musicale l’armonia non è altro che la manifestazione sensibile dei numeri come esperienza interiore del sublime regno dei suoni. Non a caso lo stesso filosofo vedeva l’intero universo come un immenso strumento musicale soffuso di suoni. Oggi la musica, e qui concludo, deve trovare la propria giustificazione in sé stessa perché se non possiede dentro di sé i principi non può rivelare l’esistenza dell’armonia; infatti, non a caso Pitagora diceva: quando si ascolta musica l’anima risponde all’armonia. Antonella Barbarossa