Antonella Barbarossa Tutti gli scritti

Recensione

Nel grembo dell’Attesa

Quando le note diventano preghiera: il concerto del 30 novembre.

Antonella Barbarossa

Nel Duomo di Cosenza, ieri sera, il tempo dell’Avvento ha trovato la sua dimora naturale: non solo tra le pietre antiche, ma nelle vibrazioni di una musica capace di farsi soglia, respiro, profezia. A introdurre il concerto la riflessione di don Salvatore Fuscaldo sobria, essenziale, nutrita da Sant’Agostino — ha ricordato che l’attesa cristiana non è inerzia, ma desiderio che arde: la capacità del cuore di riconoscere, nel frammento, il presagio dell’Assoluto.

La serata “Aspettando il Natale – Note divine” ha visto protagonisti i solisti dell’Orchestra Giovanile Polimnia, sorprendente per compattezza e maturità, insieme al mezzosoprano Licia Toscano e al tenore Stefano Tanzillo. La serata ha rivelato una cura musicale rara.

L’Ave Maria eseguita dal mezzosoprano ha mostrato una linea di canto perfettamente ”appoggiata”, con un controllo del fiato che ha permesso frasi ampie e omogenea. Notevole la gestione delle mezze voci nel registro medio, sempre rotonde e senza cedimenti timbrici, e la capacità di scolpire le dinamiche mantenendo la purezza dell’emissione. Il pianista Eugenio Aiello ha saputo sostenerla con una lettura raffinata: pedale misurato, attenzione ai respiri, e un fraseggio che non ha mai coperto ma ha ampliato il colore vocale. Di grande livello anche il Macbeth verdiano interpretato da Tanzillo; un approccio vocale solido, proiettato, con accenti nitidi e un controllo del declamato che non perde la musicalità interna alla frase verdiana. Le sezioni più drammatiche hanno rivelato un uso sapiente del registro grave e una gestione dell’acuto sempre centrata, mai spinta. Qui Aiello ha mostrato tutta la sua maturità di maestro collaboratore: precisione ritmica, chiarezza articolare e un senso teatrale che ha sostenuto l’interpretazione senza mai anticiparlo.

Da sottolineare anche l’eccellente lavoro del gruppo archi della Polimnia: sonorità compatta, intonazione stabile anche nei passaggi più scoperti e un equilibrio dinamico mai invadente. I violini hanno mostrato una buona qualità d’attacco e una conduzione del vibrato molto controllata, mentre i bassi hanno fornito un fondamento morbido ma presente, che ha dato profondità all’impasto timbrico. La coesione d’insieme anche con il pianoforte rivela prove curate e un ascolto reciproco di livello professionale. Il pubblico, numeroso e partecipe, insieme a tutte le associazioni presenti, ha accompagnato la serata con un ascolto grato, come se ogni nota stesse cucendo un filo di pace nella trama del quotidiano.

In fondo, la musica non ha solo “anticipato” il Natale: lo ha generato, ancora una volta, nel cuore di chi sa attendere.

Maestro Antonella Barbarossa

1 dicembre 2025