Antonella Barbarossa Tutti gli scritti

Educazione

Platone promotore di una moderna “buona musica nella formazione”

L’educazione musicale nelle scuole greche e il valore formativo della bellezza.

Antonella Barbarossa

Papa Francesco, in una delle Sue tante profonde riflessioni, ha detto ai giovani per cui ha sempre manifestato tanta attenzione:” amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello. Vanno insieme tutti e tre. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti “ingredienti”. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo, eccetera. Per esempio, se studio questa Piazza, Piazza San Pietro, apprendo cose di architettura, di storia, di religione, anche di astronomia – l’obelisco richiama il sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana. In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita, e ci apre alla pienezza della vita”

Queste riflessioni del Santo Padre Francesco richiamano alla memoria concetti molto diffusi nell’antichità greca che si poneva il grande problema dell’iniziazione dei cittadini alla contemplazione della bellezza quale espressione del bene da trasmettere all’anima. Le preoccupazioni che emergono dai segni di una condizione del mondo che sta cambiando i propri connotati strutturali, consente di azzardare una seria riflessione per un modello di scuola italiana nel mondo della globalizzazione europea più moderna e una nozione di educazione, strettamente collegata comunque al concetto di pedagogia e morale.

La morale, storicamente, indica l’assieme dei valori di un individuo; il canone fondamentale della morale è dato dai comportamenti e dai confini entro cui la libertà umana si esprime. Sono quindi le “nuove regole pratiche” che identificano il concetto di educazione per la popolazione del pianeta nel terzo millennio.

Qualche esempio ci consente di afferrare in modo convincente la specificità dell’argomento, in quanto emerge e si impone all’interno della didattica musicale il segmento “regole pratiche”. Più esattamente, quando la scuola ha il compito di fornire al giovane una ricchezza di “sapere”, essa si assume anche il compito di “conferire un senso”, e di ricercare un fondamento a questo sapere, interpretarlo da un punto di vista etico e scientifico come indicato dalla filosofia greca, senza il quale l’esigenza di comprensione del reale che si realizza in generale nelle discipline particolari come la musica, resterebbe insoddisfatta. Oggi, l’etica fa sentire il suo richiamo urgente nel principio di responsabilità. Si cercano nuove strade, che mettano fine alla “demoralizzazione” dell’uomo, privo di punti di riferimento nell’epoca della globalizzazione culturale ed economica. Il personal computer è una macchina della libertà individuale e collettiva o produrrà “l’individuo grigio” ovvero” l’uomo senza qualità” così definito perché avrà perso le proprie radici? Internet sarà l’espediente vincente della nuova emancipazione degli individui o sarà il moderno controllo collettivo dell’umanità e dell’anti democrazia tecnologica a servizio esclusivo del commercio e del potere economico mondiale? Il mondo digitale- telematico e delle cyber navigazioni, il “video-immagine”, che ha trasformato l’”homo sapiens” che riusciva a parlare e scrivere nell’”homo videns” che è solo virtuale, quali conseguenze avrà sulla formazione dei giovani? Alla luce di queste domande è mia intenzione rifarmi a una linea interpretativa che considera gli aspetti educativi come prioritari e tali da essere generativi in un sistema formativo anche nel campo delle arti.

La scuola è al servizio dell’umanità che deve essere favorita attraverso la gioia della creatività, il rigore scientifico dell’apprendimento, l’azione altruistica volontaria, la socialità nell’integrazione e interazione con i valori dell’uguaglianza.

Per il filosofo Platone, l’educazione musicale è improvvisata per il bambino appena nato. Si tratta principalmente di abituare il bambino a vedere nel bello e nel bene un’unica realtà. Platone presenta delle regole nella Repubblica e nelle leggi: Il bambino dovrà sentirsi istintivamente attirato dalla bellezza, mentre di fronte al brutto (che è rappresentato moralmente dal male), dovrà provare repulsione immediata.”A questo primo livello succede un nuovo ciclo che comprende la ginnastica, l’aritmetica, la geometria, l’astronomia, l’armonia e la dialettica. Per i bambini, sono i racconti, le favole e i canti che hanno un ruolo primario nella trasmissione di un’idea di moralità. Dai sei ai dieci anni inizia lo studio di uno strumento. Un quarto periodo educativo che va dai 10 anni ai tredici, è dedicato allo studio delle lettere e alla lettura presso un maestro qualificato che deve aiutare nella decifrazione degli spartiti musicali annotati al tempo di Platone con sistema complicato derivante dall’alfabeto. Quando si manda il bambino a scuola, si legge nel Protagora il maestro si raccomanda della sua buona condotta e su scelte appropriate, per dirla in senso moderno, scelte non commerciali. Esiste per Platone un’arte corretta e un’arte scorretta. Riporto, a tal proposito, il dialogo tra il filosofo e un famigliare:

Un giorno uno dei suoi famigliari gli chiese: Quale vantaggio ne ricaverai a denigrare il canto moderno e piacevole per coltivare lo stile serio? al che il filosofo-musicista rispose: “che tu canterai più raramente nei teatri”.» Con questa battuta il filosofo intendeva dire che non era possibile compiacere le masse e, al tempo stesso, pensare di essere sullo stesso livello di chi coltivava l’arte musicale colta. Questo è un aspetto, per esempio, di scelta etica: preferite la popolarità o essere fedeli alle severe leggi della conoscenza?

È proprio questo il contesto in cui trova spazio il discorso sull’educazione musicale ai nostri tempi.

Sempre Platone insiste sulla necessità di non divulgare, per esempio, alcune tipologie di musica che, attraverso i loro possibili effetti sulle emozioni, sono associate a modi di agire negativi.

Socrate riteneva che ogni individuo può conoscere se stesso tramite un retto ragionamento. In tal senso il mestiere dell’insegnante è simile a quello dell’ostetrica: l’ostetrica aiuta la donna a partorire il suo bimbo e l’insegnante aiuta il giovane allievo a partorire i suoi pensieri in maniera sana. Socrate era altresì convinto che la verità risiede in fondo al cuore di ogni essere umano e che, tramite la maieutica (l’arte di far partorire), è possibile portare la verità alla luce, come l’ostetrica porta alla luce il bambino. Ma tutto ciò può avvenire soltanto se l’insegnante nella sua coscienza è onestamente consapevole di sapere di non sapere e quindi esser consapevole di non potere giungere alla piena conoscenza della verità. Questo significa che ognuno di noi deve essere consapevole del fatto che conoscere se stesso funziona fino ad un certo punto, oltre il quale non si può andare. Soltanto uno conosceva quello che era nell’uomo, si chiama Cristo. Nessun uomo sapeva riconoscere quello che era nel cuore di ogni uomo più di Lui. Egli sapeva che Giuda lo avrebbe tradito e alla fine della cena si rivolse a lui dicendo: “quello che devi fare, fallo presto”; egli sapeva che i suoi discepoli, dopo il suo arresto, lo avrebbero abbandonato. Egli infatti disse loro:

“L’ora viene, anzi è venuta, che sarete dispersi, ciascuno per conto suo e mi lascerete solo” noi non riusciremo mai a conoscere pienamente noi stessi coi nostri sforzi personali, ma potremmo, come scelta etica e come popolo italiano, recuperare il senso originario della nostra identità umana ponendoci come figli di Dio e riacquistare la nostra identità mediante la fede. Comunque qualunque sia la preferenza di opzione per ognuno di noi, ci sono valori comuni sia nella scelta religiosa che laica per orientare un impegno formativo del giovane, consapevole e serio in nome della dignità e della responsabilità umana. In tale prospettiva, può essere desunta una pedagogia etica, volta a permettere una didattica completa di ciò che si presenta davanti come possibilità di vita buona. E in tal senso il passato storico da cui siamo partiti assume il valore di un “passato-traccia”, aperto al senso del tempo che viviamo ovvero del presente. Praticare l’etica in quanto sostegno di un’attitudine, pensando che l’allievo rappresenta una dimensione pratica, da intendersi sotto l’aspetto sia morale che sociale. La fedeltà ad impegnarsi per un progetto di vita in una dimensione di senso più ampia, dove il senso dell’umanità acquista un valore universalmente riconosciuto ed accettato come forma ideale di vita. In tale fedeltà si può individuare e perseguire l’educazione dei giovani. Questo deve essere il compito di vita da seguire, attraverso il quale elevarsi ed edificarsi. Nel regno della musica occorre tendere l’orecchio nel cuore di ogni singolo allievo e uniformare i suoi battiti al senso della vita e al sentimento dell’armonia. Esiste attraverso la pratica della musica l’armonia del saper vivere. Il sapere non deve essere finalizzato a se stesso; il vero sapere è quello che conferisce la giusta dimensione all’anima e rende migliore e sereno l’individuo che ad esso si dedica. Questo sapere volto al bene e quindi ricondotto a noi stessi permette di ricercare anche la giusta misura del nostro agire.

Il ruolo del professore allora consiste essenzialmente nel curare l’allievo a che impari il bene attraverso la disciplina che ha scelto di praticare. Come camminare, allora, per questa strada? La cultura scolastica senza pensiero è più dannosa del pensiero senza sfondo culturale. La scuola e il sistema di educazione deve incoraggiare il pensiero ovvero la piacevole ricerca della conoscenza e non trasmettere soltanto dati puramente nozionistici.

Nel mondo occidentale sono i crediti e i diplomi hanno preso il posto nella mente dello studente rispetto al vero scopo dell’educazione. Non possiamo educare i giovani in massa come fossimo in una fabbrica. A questo punto della mia esposizione, e mi avvio alla conclusione, è lecito domandarsi perché dovreste credere nel mio dire. La risposta è inscritta nella stessa storia, a cominciare da Cristo e da Platone; per strade diverse hanno aiutato gli altri a comprendere la vita. Pensare al bene significa avere “uno sguardo lungo” e offrire alla vita una prospettiva che ci affranca dalla solitudine aiutandoci a risolvere i piccoli problemi del quotidiano.

Se la scuola è, insieme, agenzia di socializzazione e luogo di trasmissione dei saperi partendo dalle proprie radici “memoria e identità” come dice il nostro pontefice, i giovani si apriranno in modo corretto alla storia mondiale del III millennio e conquisteranno a pieno titolo la cittadinanza plurale della società senza frontiere. Dobbiamo diffondere i principi di educazione civica di Jean Piacet che sono la base dei doveri e delle responsabilità della persona fin dall’età della fanciullezza.

La ricerca del sapere è dopo tutto, “un’avventura dell’anima come direbbe Platone in forma moderna, e rimarrà piacere, aggiungo io, se si mantiene vivo lo spirito di esplorazione.

Bene ha detto un saggio dell’antichità: Ahimè, la mia vita è limitata, mentre è illimitato il sapere!”.

Antonella Barbarossa

Mirto Crosia 24 aprile 2015