Antonella Barbarossa Tutti gli scritti

Storia sociale

Le bande musicali in Calabria

Diffusori di cultura sociale: bande rosse, bande bianche e tradizione popolare.

Antonella Barbarossa

LA STORIA DELLA BANDA IN CALABRIA INIZIA NEL 1800 A CINQUEFRONDI paese in provincia di Reggio Calabria in occasione della festa di san Michele.

Inizialmente le occasioni per fare musica erano appunto feste patronali, feste popolari, funerali e tutto quello che poteva investire la collettività dei paesi.

Ovviamente la storia nei secoli si ripete e dunque, anche in questo caso, erano rivali fra di loro e si contendevano il maestro ovvero il suonatore migliore per essere sulla piazza i migliori.

All’inizio non erano più di venti suonatori provenienti dal mondo artigianale o braccianti agricoli che non conoscevano la musica ma erano capaci di apprendere ad orecchio come suonare uno strumento.

Ci sono comunque già nomi importanti, fra tutti Emilio Capizzano.

La musica attraverso il complesso bandistico, all’inizio dell’ottocento è una forza culturale, non solo come fonte ricreativa ma incomincia a diventare anche un diffusore di cultura.

Inizia così l’avventura di partecipare a concorsi competitivi fuori paese e fuori regione, non solo, molti giovani svolgeranno il servizio militare nelle varie bande militari.

Un giovane di questi, un certo Rocco Scoleri, flautista nella banda di Galatro, durante la prima guerra mondiale, suonò nella musica reggimentale sotto Arturo Toscanini e in seguito emigrò in Argentina per assumere ruolo di prima parte nell’orchestra professionale.

In altri casi nientedimeno la musica salvò la vita umana dei nostri giovani. Per esempio è storia quella di 20 musicisti che facevano parte della banda dei granatieri di Savoia diretta da un maestro di Rende a nome Garibaldi Spizzirri. Furono fatti prigionieri dagli inglesi e in campo di concentramento, decisero di continuare a suonare. Erano talmente bravi che gli inglesi stessi dopo organizzarono loro una tournee con oltre 400 concerti in india. Tutta la stampa inglese tributò agli italiani la bravura entusiasmante nel suonare le musiche di Verdi, Rossini e Mascagni.

Le bande in Calabria nel dopoguerra aumentarono a dismisura, per non dire che si duplicarono, per esempio, in uno stesso paese, per motivi squisitamente politici: nascono così le bande rosse e le bande bianche a secondo i candidati e i partiti che si volevano appoggiare.

Simpatica la storia della famiglia Magdalone ricchi proprietari di Rende che finanziavano la banda musicale del paese. Per rivalità interne alla banda si scissero in musica vecchia e musica nuova, ma l’aspetto più simpatico è che anche all’interno del nucleo famigliare i componenti della stessa famiglia si schierarono su fronti opposti e alla festa di San Michele arrivarono alle mani. Questa la dice lunga sull’importanza che avevano le bande nella storia della nostra regione.

Per informazione storica a fine ottocento c’erano oltre 100 complessi bandistici sul territorio regionale su 414 comuni esistenti. Cito le bande di Bagnara, Gioiosa, Lamezia, Scilla, Amantea, Palmi e Mendicino.

Sembra di rivivere l’eredità dei greci nel proprio tempo.

Narra la storia antica che i crotonesi attesero il nemico armati di flauti. Quando si misero a suonarli i cavalli del nemico si misero a danzare e i rozzi crotonesi massacrarono allegramente i cavalieri a cavallo.

I greci sono un modello ideale di comportamento sociale nella sfida che i giovani avranno da oggi in poi nell’era della globalizzazione. Riprendiamo la visione periclea dei rapporti dello stato con l’arte e il potere ricompensando l’eccellenza nelle arti attraverso l’opportunità culturale che offrono questi complessi bandistici. Diceva il grande presidente J. F. Kennedy: L’arte non è una forma di propaganda, ma una forma di verità.